La dieta per i reni, no a zuccheri e grassi e tanta frutta e verdura


26 Gen 2026

26 gennaio 2026 – Seguire una dieta a base di alimenti di origine vegetale e limitare zuccheri e grassi aggiunti, un regime alimentare detto dieta planetaria EAT-Lancet suggerita per il bene della salute umana e del pianeta, potrebbe ridurre del 17% il rischio di sviluppare la malattia renale cronica, in cui risulta compromessa la funzione dei reni. Lo suggerisce un ampio studio condotto in Cina presso la divisione di nefrologia del Nanfang Hospital, Southern Medical University di Guangzhou e pubblicato sul Canadian Medical Association Journal. La malattia renale cronica colpisce circa il 10% degli adulti nel mondo e si prevede che diventerà la quinta causa di morte a livello mondiale entro il 2040.

Lo studio si è basato sui dati della biobanca britannica, relativi a 179.508 partecipanti di età compresa tra 40 e 69 anni, e su informazioni dietetiche raccolte tramite questionari. Gli individui sono stati seguiti per un periodo medio di 12 anni, nel corso del quale 4.819 partecipanti (2,7%) hanno sviluppato la malattia renale cronica. La dieta planetaria EAT-Lancet è stata sviluppata per integrare la salute umana e la sostenibilità ambientale. Enfatizza il consumo di frutta, verdura, legumi, carne magra e latticini, e limita il consumo di zuccheri e grassi aggiunti. In studi precedenti diversi modelli alimentari costantemente associati a un minor rischio di malattia renale cronica sono caratterizzati da un maggiore consumo di verdura, frutta e noci e una ridotta assunzione di carne rossa; tuttavia, un aspetto distintivo della dieta EAT-Lancet è la sua specifica limitazione di zuccheri e grassi aggiunti, che può ulteriormente mitigare il rischio renale riducendo l’infiammazione e i radicali liberi. Gli esperti hanno infatti rilevato che gli individui più fedeli alla dieta planetaria sono risultati avere un rischio di ammalarsi di malattia renale cronica ridotto in media del 17%; il rischio si riduce ulteriormente per coloro che vivono in zone con pochi spazi verdi, concludono gli autori.

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