Dieta ricca di grassi? Compromette anche Il funzionamento del cervello

12 Nov 2020

Pisa, 12 novembre 2020 – Una dieta squilibrata potrebbe alterare il funzionamento del nostro cervello. E’ la conclusione di una ricerca dell’Università di Pisa condotta insieme alla University of California Irvine, la University of Texas Houston e l’Inrae Bordeaux. Lo studio è stato coordinato da ricercatrice Paola Tognini e ha dimostrato come un’alimentazione ricca di grassi abbia azioni molto forti anche a livello cerebrale. E’ stato pubblicato sulla rivista internazionale Pnas. Confrontando l’andamento giornaliero dell’insieme completo di piccole molecole coinvolte nel metabolismo chiamate metaboliti a seguito di una dieta bilanciata o di una dieta grassa, i ricercatori hanno rivelato che la dieta grassa sconvolgeva la ritmicità giornaliera dei metaboliti in diverse aree del cervello. “Questo studio mette in luce quanto il metabolismo cerebrale sia sensibile alla nutrizione e quanto le alterazioni indotte dalla dieta siano fortemente specifiche a seconda della regione cerebrale analizzata – spiega Tognini -. Importante è anche l’aspetto del ‘quando’ durante la giornata questi metaboliti cambino i loro livelli in base al tipo di dieta, poiché questa informazione potrebbe essere sfruttata per future strategie terapeutiche”. Lo studio ha inoltre individuato variazioni giornaliere in cascate metaboliche conosciute per il loro ruolo nella plasticità dei neuroni, nel funzionamento della trasmissione elettrica, e nella sopravvivenza neuronale. “Ciò ci suggerisce che le variazioni nei livelli giornalieri di metaboliti cerebrali indotti dal consumo prolungato di cibi ad alto contenuto di grassi possa avere effetti deleteri sui vari aspetti delle nostre funzioni cerebrali, tra cui quelli cognitivi ed emozionali – aggiunge Tognini -. Dato che l’obesità e il consumo eccessivo di grassi sono stati associati al rischio di malattie psichiatriche valuteremo sia il coinvolgimento delle variazioni metaboliche osservate nella genesi di disordini neuropsichiatrici sia l’utilizzo di questi dati per lo sviluppo di nuove terapie”.

FONTE: UNIVERSITA’ DI PISA