Rimini, 30 settembre 2026 – Ogni anno in Italia si stima siano eseguiti quasi 2 miliardi di esami di laboratorio, che contribuiscono ai percorsi di mantenimento della salute, prevenzione, diagnosi, monitoraggio e cura. In uno scenario caratterizzato da rapida evoluzione tecnologica, crescente disponibilità e complessità delle informazioni sanitarie e nuovi bisogni di salute, la Medicina di Laboratorio è chiamata a orientare sempre più il proprio contributo verso il valore generato per il paziente e per il sistema sanitario. È in questa prospettiva che la Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica – Medicina di Laboratorio (SIBioC) promuove la diffusione del “Manifesto della professione nella strategia Value-Based Laboratory Medicine”, uno dei temi centrali del 58° Congresso Nazionale SIBioC, in programma a Rimini dal 30 settembre al 2 ottobre, con la partecipazione di esperti nazionali e internazionali chiamati a confrontarsi sulle principali traiettorie di sviluppo della Medicina di Laboratorio.
“Il Manifesto della Professione nella strategia Value-Based Laboratory Medicine rappresenta un documento strategico ideato per guidare la transizione verso una diagnostica d’eccellenza e sostenibile, un passaggio culturale e metodologico non più rinviabile per la sanità moderna – spiega Mario Plebani, Past-President EFLM (European Federation of Clinical Chemistry and Laboratory Medicine) e autore del documento –. Per anni la Medicina di Laboratorio è stata valutata in base ai volumi di esami e all’efficienza del costo per singola analisi, ma oggi è necessario considerarne la centralità attraverso il contributo effettivo agli esiti clinici e ai percorsi di cura. Il Manifesto propone un netto cambio di paradigma culturale e gestionale: superare la logica prestazionale per posizionare il laboratorio come vero e proprio generatore di valore clinico per il paziente e per la comunità. La strategia della Value-Based Laboratory Medicine punta, infatti, a garantire che ogni dato analitico si traduca in un’informazione utile, tempestiva e in grado di migliorare concretamente gli esiti di salute e la sostenibilità economica dei percorsi di cura, assicurando l’appropriatezza prescrittiva, la qualità globale dei processi, la corretta ed armonizzata interpretazione dell’informazione di laboratorio e, soprattutto, la competenza ed assunzione di responsabilità da parte dei professionisti di laboratorio. Per generare valore, anche l’integrazione di tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale deve essere governata da competenze specifiche in grado di produrre, interpretare e controllare i sempre più numerosi dati analitici (big data), trasformandoli in informazioni utili a supportare decisioni cliniche terapeutiche efficaci, sostenibili e personalizzate.”
