Tumore alla prostata: scoperto un possibile “Tallone d’Achille”

12 Ott 2020

Roma, 12 ottobre 2020 – E’ stato individuato un possibile “Tallone d’Achille” del carcinoma alla prostata in fase avanzata. Secondo i ricercatori dell’Università di Kanazawa tutto ruota attorno a una delezione del gene Sucla2 (una mutazione che consiste nella perdita di uno o più nucleotidi) che può essere oggetto di una terapia mirata a base di timochinone. I tumori prostatici carenti di Sucla2 sono una parte significativa di quelli resistenti alla terapia ormonale e una nuova azione terapeutica per questa malattia potrebbe avere, secondo gli studiosi, un particolare effetto. La terapia ormonale viene spesso scelta per il trattamento del carcinoma prostatico metastatico, ma quasi la metà dei pazienti sviluppa resistenza al trattamento in appena 2 anni. Una mutazione del gene Rb1, un gene soppressore del tumore che tiene sotto controllo la crescita cellulare, è stata considerata un fattore legato alla resistenza al trattamento e predice nei pazienti un esito negativo. Nel genoma, proprio Sucla2 confina con Rb1. Un’analisi delle cellule del cancro alla prostata ha mostrato che le cellule con una delezione Rb1 mancavano anche di Sucla2. Su circa 2.000 composti analizzati nella ricerca pubblicata sulla rivista Oncogene, il timochinone è risultato efficace proprio nel trattamento contro questo tumore: i ricercatori hanno somministrato la molecola sui topi e hanno scoperto come abbia soppresso selettivamente la crescita del cancro. “Questi risultati mostrano che il trattamento di timochinone potrebbe essere una terapia efficace per il trattamento delle cellule di cancro alla prostata che ospitano il deficit di Sucla2”, commenta l’autore senior Chiaki Takahashi.