Milano, 17 giugno 2026 – Ogni anno, in Italia, circa 13.2821 persone ricevono una diagnosi di tumore del rene. L’incidenza è rimasta stabile negli ultimi anni e, oggi, sette su dieci sono vivi a cinque anni dalla diagnosi. A livello globale, il numero sale a 435.000 nuove diagnosi annuali. Secondo i risultati della Global Patient Survey dell’International Kidney Cancer Coalition (IKCC) -l’unica indagine che fotografa l’esperienza delle persone con tumore del rene a livello mondiale e nazionale – oltre l’85% dei pazienti riferisce un impatto significativo anche sul benessere emotivo. Nello specifico, il 50% soffre d’ansia e il 36% riporta episodi di depressione. Questi disagi, tuttavia, non sempre vengono espressi o condivisi con i familiari, caregiver e personale sanitario. Ad esempio, un paziente su tre non confessa al proprio medico, la paura di una possibile recidiva di malattia. Per questo, il World Kidney Cancer Day 2026 – che quest’anno si celebra il 18 giugno – è dedicato al tema dell’“Emotional Wellbeing”.
“La diagnosi è spesso tardiva e in circa il 30% dei casi si presenta già in fase avanzata o metastatica – sottolinea Daniele Santini, Professore ordinario di oncologia, Sapienza Università di Roma -. Negli ultimi anni, sopravvivenza e guarigione sono migliorate grazie soprattutto a terapie mirate e all’immunoterapia, persino per i casi più gravi e insidiosi. Inoltre, anche i pazienti operati per un tumore renale convivono per diversi anni con una malattia cronicizzata, mantenendo una buona qualità di vita e svolgendo le mansioni quotidiane, inclusa una corretta attività sportiva, senza particolari limitazioni. Resta fondamentale la prevenzione primaria, poiché quella secondaria è difficile, intervenendo su tre dei principali fattori di rischio: eliminando il fumo di sigaretta, contrastando l’obesità e mentendo una normale pressione arteriosa. Con l’aumento dell’aspettativa di vita cresce anche l’importanza della comunicazione medico-paziente e caregiver, una vera alleanza terapeutica, che può migliorare l’accettazione delle terapie, la qualità di vita del paziente e ridurre disturbi come l’ansia e la depressione.”
